martedì 16 luglio 2019

ASSOCIAZIONE YAIRAIHA ONLUS: APPELLO PER LA SCARCERAZIONE DI TUTTE LE PERSONE DETENUTE GRAVEMENTE AMMALATE

L’ordinanza di sospensione della pena e scarcerazione immediata per motivi di salute, emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Roma in favore di Marcello Dell’Utri, è un atto di giustizia e civiltà che aiuta gli operatori della giustizia a chiedere con più forza che venga tutelato il diritto alla salute di tutti i detenuti e il rispetto degli artt. 146 e 147 del Codice penale, che già prevedono la possibilità della sospensione della pena per le persone con gravi patologie fisiche.Senza nulla togliere alla fondatezza dell’ordinanza relativa a Dell’Utri, abbiamo avuto modo di verificare e denunciare l’esistenza di casi ben più gravi di quello in oggetto, che, però, non riescono ad avere riconosciuto il diritto alla sospensione della pena o alla detenzione domiciliare, e subiscono così una carcerazione ben lontana dai principi rieducativi,che spesso diventa afflizione e tortura.Fra gli oltre 58.000 detenuti sono moltissime le persone affette da patologie analoghe a quella di Marcello Dell’Utri e anche più gravi: tumori, patologie psichiatriche, cardiovascolari, respiratorie, disabilità gravi, leucemie, diabete, morbo di Huntington. Per la maggior parte gli istituti penitenziari non sono attrezzati per le cure necessarie ed anche negli istituti dove sono presenti centri clinici le cure sono per lo più inadeguate, e rischiano di determinare l’aggravamento delle patologie. Il senso del giuramento di Ippocrate è questo: «Medico, ricordati che il malato non è una cosa, o un mezzo, ma un fine, un valore, e quindi comportati di conseguenza». In carcere però, purtroppo, il malato detenuto è un malato sfortunato. Quando una persona in libertà è malata di solito ha le attenzioni dell’ambiente in cui vive, nel senso che riceve cure e assistenza e, di norma, può essere sicura di avere l’attenzione dalla propria famiglia. Guai, invece, al paziente in carcere: il prigioniero malato gode di poca protezione, spesso non viene creduto e viene additato come simulatore, e quando comunque viene creduto, deve combattere con la lentezza e la scarsa umanità del sistema. Purtroppo il detenuto malato, se non suscita la risonanza mediatica e politica di un nome noto come Dell’Utri, ha scarsissime possibilità di essere seguito e assistito con la tempestività che la malattia impone.Chiediamo pertanto che venga riconosciuta la sospensione della pena o la misura domiciliare a tutti i detenuti che presentano patologie analoghe o più gravi di quella riscontrata a Marcello Dell’Utri, che troppo spesso finiscono per morire in carcere perché non hanno la possibilità economica di sostenere i diversi gradi di ricorsi, come è successo a Dell’Utri o, ancora, vedono le loro istanze valutate da magistrati in qualche modo influenzati da un’opinione pubblica sempre più incattivita. Non serve fare qui l’elenco dei nomi delle persone detenute gravemente malate, dal momento che il DAP, i magistrati di sorveglianza, le direzioni carcerarie e i medici penitenziari conoscono benissimo le condizioni di salute di ogni singola persona detenuta.La legge deve essere uguale per tutti, il diritto alla salute deve essere tutelato e riconosciuto per tutti, altrimenti diventa solo un privilegio.

Primi firmatari:

Associazione Yairaiha OnlusRistretti OrizzontiOsservatorio RepressioneComitato Ex Detenuti Organizzati NapoliAssociazione Il ViandanteAssociazione Fuori dall’OmbraAssociazione Nazionale Giuristi democraticiLegal Team ItaliaAssociazione Antigone CampaniaAssociazione Socialismo, Diritti, RiformeRifondazione Comunista – Sinistra europeaPotere al PopoloComitato Piazza PiccolaCentro Sociale RialzoPrendocasa CosenzaEx OPG Occupato – Je so’ pazzoFondazione romanì Italia delegazione CalabriaCasa dei Diritti Sociali – FOCUS – CosenzaCamera Penale “Fausto Gullo” – CosenzaCSC Nuvola RossaCompagni e compagne contro il carcere – NapoliParenti e amici delle detenute del carcere di Pozzuoli Associazione Papillon Bologna Laboratorio Comunista Casamatta – NapoliAssociazione Culturale OrizzonteHaidi Gaggio Giuliani, Nicoletta Dosio, Ornella Favero – presidente Conferenza Nazionale Volontariato e Giustizia, Eleonora Forenza – europarlamentare Prc, Francesca De Carolis – giornalista, Sandra Berardi – presidente Yairaiha, Caterina Calia – avvocato, Lisa Sorrentino – avvocato, Giusy Torre – Yairaiha, Elisabetta della Corte – ricercatrice Unical, Danya Maiuri – attivista, Tiziana Barillà – giornalista, Viola Carofalo – Potere al Popolo, Yvonne Graf – Yairaiha, Francesca Trasatti – avvocato, Antonia Romano – avvocato, Annamaria Sergio – educatrice, Carmen Veneruso – Yairaiha, Pia Panseri – attivista, Maria Grazia Greco – avvocato, Bruna Nocera – Yairaiha, Francesca de Marinis – Antigone Campania, Annalisa Senese – avvocato, Stefania Pulice – Yairaiha, Maria Teresa Pintus – avvocato, Alessandra Luberto – cooperatrice sociale, Adele Nappo – Yairaiha, Alessandra La Valle – avvocato, Francesca Altieri – giornalista, Monica Murru, avvocato, Maria Grazia Caligaris – presidente SDR, Daniela Morandini – giornalista, Maria Morabito – Yairaiha, Giuliana Michelini – giurista, Natascia Marzinotto, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Udine, Sandra Bettio (Settore carcere e Giustizia Arci Genova), Cecilia Gabrielli, Sulmona, Maria Brucale, avvocato, Roma, Simona Giannetti, avvocata, Milano, Cristina Morini, sociologa – Milano. Francesco Maisto – Presidente Emerito del Tribunale di Sorveglianza di Bologna; già coordinatore del Tavolo sulla sanità degli Stati Generali dell’esecuzione penale, Pino Roveredo – scrittore e garante dei detenuti del Friuli Venezia Giulia, Alessandro Fo – Università di Siena, Giuseppe Ferraro – filosofo, Università Federico II Napoli, Filippo Vendemmiati – giornalista e regista, Nicola Siciliani de Cumis – ordinario f.r. Sapienza Università Roma, Carmelo Musumeci – scrittore, Italo di Sabato – Osservatorio repressione, Pasquale Zagari – Yairaiha, Giuseppe Lanzino – avvocato, Antonio Perillo – PRC, Francesco Caruso – ricercatore UMG, Carmelo Sergio – USB, Domenico Bilotti – ricercatore UMG, Mario Spada – Architetto, Rosario dello Iacovo – 99 Posse, Giancarlo Costabile – Docente Unical, Francesco Cirillo – giornalista, Giorgio Marcello – docente Unical, Charlie Barnao – Docente UMG, Giancarlo Capozzoli – giornalista, Attilio Scola – avvocato, Peppe Marra – attivista, Giuliano Santoro – giornalista, Maurizio Nucci – avvocato, Francesco Gaudio – insegnante, Francesco Febbraio – medico 118, Mario Pontillo – educatore, Francesco Campolongo – segretario PRC Cosenza, Claudio Dionesalvi – giornalista, Andrea Bevacqua – insegnante, Beniamino Gaudio – operatore sociale, Roberto Evangelista – attivista, Gianfranco Fornoni – attivista pap, Cesare Antetomaso – avvocato, Gianluca Vitale – avvocato, Antonello Anzani – musicista, Luca Acciardi – avvocato, Luigi Romano – ricercatore, Emanuele Lupo – attivista, Pietro Ioia – attivista, Vincenzo Scalia – sociologo, Antonino Nicosia – docente pedagogia esperto in trattamento penitenziario, Federico Caputo – Sensi ristretti, Sergio Moccia – impiegato, Giovanni Russo Spena – resp. democrazia e istituzioni PRC, Gianluca Schiavon – resp. Giustizia PRC, Franco Bellina – Associazione NF1, Fulvio Massarelli – scrittore, Luigi Bevilacqua – attivista, Stefano Catanzariti – attivista, Damiano Aliprandi – giornalista, Nicodemo Gentile – avvocato, Giuseppe Tiano – Usb, Valerio Guizzardi – Associazione Culturale Papillon Rebibbia Onlus, Sergio Falcone, Sergio Scorza – attivista e blogger, Dario Stelitano – ricercatore precario, Peppe Dell’Acqua, psichiatra, Franco Piperno, Roma, Carmelo Sardo, giornalista, Roma, Massimo Lensi, Associazione Progetto Firenze, Antonio Greco, Siracusa, Mario Arpaia, Associazione Memoria Condivisa, Paolo Rausa, giornalista e regista teatrale.

aderisci: evasione@autistici.org

https://www.change.org/p/sergio-mattarella-appello-per-la-scarcerazione-di-tutte-le-persone-detenute-gravemente-ammalate



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martedì 18 giugno 2019

APPROVATA LA LEGGE SULL’AUTORECUPERO PROPOSTA DA PRENDOCASA


Nel buio pesto della politica calabrese, in cui tengono banco solo le diatribe in vista delle imminenti elezioni anziché i problemi della nostra Regione, portiamo a casa un importante risultato.
A distanza di quasi un anno dalla delibera della Giunta Regionale, ieri, a palazzo Campanella, il Consiglio Regionale ha approvato la legge sull’autorecupero degli immobili pubblici vuoti e abbandonati.

Già il 7 luglio dell’anno scorso ci eravamo espressi in merito a quello che è per noi un successo politico storico (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=833401433498713&id=340929082745953). Uno strumento legislativo all’avanguardia figlio della lotta per il diritto all’abitare, che sta segnando la storia del nostro territorio, di cui beneficeranno tutti i calabresi.

Una risposta concreta e strutturale per chi vive il disagio abitativo e una cattiva notizia per i signori del mattone e della speculazione edilizia che, con la connivenza delle amministrazioni locali, sul disagio di migliaia di cittadini hanno costruito le proprie fortune. Ora è necessario che la Regione Calabria si faccia promotrice, tra i sindaci, della mappatura di tutti gli edifici pubblici vuoti e abbandonati e che si adoperi affinché venga data ai calabresi la possibilità di seguire la strada dell’autorecupero attraverso bandi pubblici e attività di informazione sul territorio. La legge deve trovare applicazione pratica e noi ci impegneremo affinché ciò accada, a partire da Cosenza. 


L’edificio di via Savoia, abitato già da oltre 60 persone, dovrà essere il primo esperimento di autorecupero nella nostra città. In modo da scongiurare definitivamente il rischio dello sgombero che da settembre tornerà a pendere sulla testa di uomini, donne e bambini.

Prendocasa Cosenza



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lunedì 3 giugno 2019

PRENDOCASA: LET’S GO HOME


Era il 30 dicembre 2017, quando entrammo nell’Hotel Centrale insieme a donne, uomini e bambine/i provenienti da condizioni abitative estremamente precarie, per occupare in maniera permanente l’imponente “nave” di cemento costruita agli argini di Viale Parco. Fin da subito, centinaia di persone presero possesso delle stanze, abbandonate per quattro lunghi anni al degrado, per riprendersi un pezzetto di dignità, per provare a gridare alle istituzioni che l’emergenza abitativa è un dramma e che non può rimanere un problema individuale.
I palazzinari, grazie al sostegno della politica, cementificano ogni angolo della nostra area urbana, dando alla luce stabili che puntualmente rimangono sottoutilizzati. Mentre, 150 milioni destinati all’edilizia residenziale, fondi ex-GESCAL, da decenni riempiono le tasche dei soliti noti, permettendo loro di costruire opere inutili e negando alle 1200 famiglie, che ogni anno subiscono la violenta misura dello sfratto, la possibilità di vivere dignitosamente. Le storiche famiglie della politica cittadina, soprattutto i Gentile, hanno costruito le loro fortune clientelari ed elettorali sulle spalle di chi ha vissuto e vive tutt’ora il dramma dell’emergenza abitativa. Se a Cosenza, ancora oggi, è grave e sentito questo problema, è grazie a questi signori, che hanno utilizzato il patrimonio pubblico come il giardino di casa propria.
Sono state decine le iniziative culturali e politiche ospitate in questo anno e mezzo nell’Hotel Centrale, e altrettante le mobilitazioni che da lì sono partite. Dall’“Esodo” di Marco Cotroneo allo spettacolo di Nunzio Scalercio, dalla grande mensa ospitata durante la Fiera di San Giuseppe alle presentazioni di libri, dalle attività ludiche per i più piccoli al corteo contro l’inaugurazione del Ponte di Calatrava, un’opera costruita con i fondi destinati all’emergenza abitativa. Dall’Hotel Centrale sono transitate decine di famiglie, persone di nazionalità differente hanno pacificamente convissuto, nuovi bambini hanno visto la luce. Dell’Hotel occupato ne hanno parlato in tutta Italia: se ne sono interessati/e scrittori e scrittrici, artisti/e, uomini e donne di teatro, fotografi/e. Tra qualche settimana, ad esempio, uscirà un libro che parlerà anche dell’esperienza dell’Hotel, con interviste dedicate a chi, per lunghi mesi, l’ha abitato. Non una semplice occupazione, quindi, ma la sperimentazione di un modo alternativo di vivere insieme.
La Procura di Cosenza, ben prima dell’avvento del “salvinismo” , ha descritto questa occupazione come una minaccia e, da subito, ha imbastito contro di noi un’inchiesta per associazione a delinquere alla quale sono seguite puntuali e costanti richieste di sgombero coatto. Sgomberi, naturalmente, che prevedevano soluzioni a breve termine e poco dignitose. Senza avere nulla da perdere, con forza e determinazione, abbiamo inchiodato le istituzioni locali alle loro responsabilità. Attraverso una pressione incessante, dall’occupazione della Prefettura a quella di Palazzo dei Bruzi, fino a quella dei cantieri della Metro, abbiamo costretto l’amministrazione locale a “far saltare” gli sgomberi già programmati, per trovare soluzioni nel rispetto delle nostre rivendicazioni e della dignità degli uomini e delle donne di Prendocasa.

Oggi lasciamo l’Hotel Centrale, soddisfatti/e e orgogliosi/e della battaglia vinta, per trasferirci in alloggi stabili, non più precari. Da domani pagheremo l’affitto sociale, cosi come si paga in tutte le case popolari. Da domani ci batteremo affinché venga finalmente approvata la legge regionale sull’autorecupero, da noi proposta e voluta, e la regolarizzazione dello stabile di Via Savoia, al centro delle manie repressive della Procura cittadina. Da domani continueremo tutte quelle battaglie non ancora vinte al fianco delle donne, degli uomini e dei/delle bambini/e per i/le quali l’emergenza abitativa è ancora un dramma irrisolto e urgente.
In un territorio complesso come il nostro, in cui si è spinti a chiedere favori per vedere riconosciuti i propri diritti, in una fase storica difficile per chi porta avanti le lotte sociali, abbiamo dimostrato che vincere è possibile.
Let’s go home!

Prendocasa Cosenza, 3 giugno 2019

Ph. Giacomo Greco



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PRENDOCASA: LET’S GO HOME


Era il 30 dicembre 2017, quando entrammo nell’Hotel Centrale insieme a donne, uomini e bambine/i provenienti da condizioni abitative estremamente precarie, per occupare in maniera permanente l’imponente “nave” di cemento costruita agli argini di Viale Parco. Fin da subito, centinaia di persone presero possesso delle stanze, abbandonate per quattro lunghi anni al degrado, per riprendersi un pezzetto di dignità, per provare a gridare alle istituzioni che l’emergenza abitativa è un dramma e che non può rimanere un problema individuale.
I palazzinari, grazie al sostegno della politica, cementificano ogni angolo della nostra area urbana, dando alla luce stabili che puntualmente rimangono sottoutilizzati. Mentre, 150 milioni destinati all’edilizia residenziale, fondi ex-GESCAL, da decenni riempiono le tasche dei soliti noti, permettendo loro di costruire opere inutili e negando alle 1200 famiglie, che ogni anno subiscono la violenta misura dello sfratto, la possibilità di vivere dignitosamente. Le storiche famiglie della politica cittadina, soprattutto i Gentile, hanno costruito le loro fortune clientelari ed elettorali sulle spalle di chi ha vissuto e vive tutt’ora il dramma dell’emergenza abitativa. Se a Cosenza, ancora oggi, è grave e sentito questo problema, è grazie a questi signori, che hanno utilizzato il patrimonio pubblico come il giardino di casa propria.
Sono state decine le iniziative culturali e politiche ospitate in questo anno e mezzo nell’Hotel Centrale, e altrettante le mobilitazioni che da lì sono partite. Dall’“Esodo” di Marco Cotroneo allo spettacolo di Nunzio Scalercio, dalla grande mensa ospitata durante la Fiera di San Giuseppe alle presentazioni di libri, dalle attività ludiche per i più piccoli al corteo contro l’inaugurazione del Ponte di Calatrava, un’opera costruita con i fondi destinati all’emergenza abitativa. Dall’Hotel Centrale sono transitate decine di famiglie, persone di nazionalità differente hanno pacificamente convissuto, nuovi bambini hanno visto la luce. Dell’Hotel occupato ne hanno parlato in tutta Italia: se ne sono interessati/e scrittori e scrittrici, artisti/e, uomini e donne di teatro, fotografi/e. Tra qualche settimana, ad esempio, uscirà un libro che parlerà anche dell’esperienza dell’Hotel, con interviste dedicate a chi, per lunghi mesi, l’ha abitato. Non una semplice occupazione, quindi, ma la sperimentazione di un modo alternativo di vivere insieme.
La Procura di Cosenza, ben prima dell’avvento del “salvinismo” , ha descritto questa occupazione come una minaccia e, da subito, ha imbastito contro di noi un’inchiesta per associazione a delinquere alla quale sono seguite puntuali e costanti richieste di sgombero coatto. Sgomberi, naturalmente, che prevedevano soluzioni a breve termine e poco dignitose. Senza avere nulla da perdere, con forza e determinazione, abbiamo inchiodato le istituzioni locali alle loro responsabilità. Attraverso una pressione incessante, dall’occupazione della Prefettura a quella di Palazzo dei Bruzi, fino a quella dei cantieri della Metro, abbiamo costretto l’amministrazione locale a “far saltare” gli sgomberi già programmati, per trovare soluzioni nel rispetto delle nostre rivendicazioni e della dignità degli uomini e delle donne di Prendocasa.

Oggi lasciamo l’Hotel Centrale, soddisfatti/e e orgogliosi/e della battaglia vinta, per trasferirci in alloggi stabili, non più precari. Da domani pagheremo l’affitto sociale, cosi come si paga in tutte le case popolari. Da domani ci batteremo affinché venga finalmente approvata la legge regionale sull’autorecupero, da noi proposta e voluta, e la regolarizzazione dello stabile di Via Savoia, al centro delle manie repressive della Procura cittadina. Da domani continueremo tutte quelle battaglie non ancora vinte al fianco delle donne, degli uomini e dei/delle bambini/e per i/le quali l’emergenza abitativa è ancora un dramma irrisolto e urgente.
In un territorio complesso come il nostro, in cui si è spinti a chiedere favori per vedere riconosciuti i propri diritti, in una fase storica difficile per chi porta avanti le lotte sociali, abbiamo dimostrato che vincere è possibile.
Let’s go home!

Prendocasa Cosenza, 3 giugno 2019

Ph. Giacomo Greco



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