mercoledì 17 gennaio 2018

La solidarietà di Ercole Barile (co-proprietario dell’hotel occupato) ai “prendocasa”

PONTE DI CALATRAVA, SOLIDARIETA’ AI PRENDOCASA

Domani alle ore 11,00 i “Prendocasa” manifesteranno il disagio di chi è senza tetto e attende anche quelle case popolari, che non arriveranno, poiché i fondi ex Gescal, che sarebbero dovuti servire proprio per costruire case popolari, sono stati investiti per la realizzazione del Ponte di Calatrava.
Quale ex co-proprietario dell’Hotel Centrale, recentemente occupato dai Prendocasa per dare riparo a oltre 80 persone tra i quali oltre 20 bambini, fermo rimanendo le esigenze di Giustizia sullo stabile, che rispetto, devo dire che non si può restare immobili innanzi ad una parte di Umanità che viene sistematicamente abbandonata nella nostra Città di Cosenza. Domani assisterò alla manifestazione, poiché da Cittadino Italiano ritengo che la politica abbia bisogno di rigenerarsi nell’etica che consiste del dire la verità sul perché, i fondi ex Gescal dei lavoratoti che avrebbero potuto risolvere tutti i problemi di chi è costretto a manifestare per ottenere i propri diritti, sono, invece, stati investiti per creare il Ponte di Calatrava.



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lunedì 15 gennaio 2018

FONDI EX GESCAL: CALATRAVA E’ SOLO LA “PUNTA” DI UN MARCIO ICEBERG

La questione relativa ai fondi ex Gescal tiene banco da oltre 15 anni. Come spesso accade, la nostra classe politica riesce a vedere questo come opportunità per accrescere il proprio potere politico. E’ dal 2010 che in solitudine, assieme a qualche giornalista coraggioso, denunciamo questo vergognoso saccheggio perpetrato ai danni dei calabresi che vivono il dramma dell’emergenza abitativa, e dei lavoratori stessi a cui sono stati trattenuti i soldi in busta paga.

La Regione Calabria disponeva di un fondo “edilizia sovvenzionata” che, appena destinato dal Ministero alla Regione, nel 1995, ammontava a poco più di 277 milioni di euro. Nella ripartizione delle risorse complessive fu stabilito di destinarne il 25% per interventi denominati “Programmi di Recupero Urbano”.
I fondi “ex gescal” provenienti dalle trattenute dei lavoratori dovevano essere utilizzati per la costruzione di edifici di edilizia residenziale pubblica, per la manutenzione di quelli esistenti e la riqualificazione delle zone circostanti.
Il sacco dei fondi ex gescal ha il via, dunque, nel 1994 quando Pino Gentile – a cui facciamo gli auguri di buon compleanno – ricopriva l’incarico di assessore ai lavori pubblici della Regione Calabria. In pratica si decise di utilizzare tali fondi anche per finanziare altri progetti, oltre alle case popolari. E fin qui nulla di male, ma quando i PRU sono destinati a zone che nulla a che vedere con l’edilizia pubblica residenziale la misura si colma.
Il 15 aprile 2016 la giunta presieduta da Mario Oliverio, al termine dell’operazione di ricognizione dei fondi, ha reso noto che dei rimanenti 97 milioni di euro ne erano rimasti meno di 6 milioni, solo briciole.
Tra fondi regalati ai privati con programmi di dubbia ricaduta sulle fasce meno abbienti della popolazione, una distrazione di fondi e l’altra, apprendiamo che anche il Ponte di Calatrava (opera inutile e che non risponde a nessun bisogno reale di chi vive il territorio), è stato costruito utilizzando una parte dei fondi ex Gescal, tramite i PRU. Quindi all’epoca, quando Giacomo Mancini tirò fuori dal cilindro il ponte di Calatrava, tutti sapevano che non erano interventi destinati a favorire o migliorare aree destinate all’edilizia residenziale pubblica.

Quando denunciamo le malefatte che avvengono nella nostra terra siamo abituati da sempre a fare nomi e cognomi. Se i soldi destinati all’edilizia residenziale pubblica sono serviti a rimpinguare le tasche di burocrati e dirigenti, ad aumentare bacini clientelari e a finanziare opere inutili la responsabilità principali è di gente come i fratelli Gentile supportati da tecnoburocrati “sempreverdi” come il ‘vecchio’ Domenico Pallaria e la ‘giovane’ Marisa Giannone.
E non si sentano esclusi da colpe o assolti il governatore Oliverio e il sindaco Occhiuto.

La Regione Calabria, da sempre, più che un organo amministrativo o a servizio della nostra terra e della sua collettività,  è un carrozzone, in cui ognuno persegue obiettivi distanti ed opposti alle necessità dei calabresi. Strumento per ingrassare le ricchezze soliti noti, costruire bacine di clientele attraverso le armi delle promesse (maimantenute)  e dei ricatti. Il disinteresse verso i bisogni della gente, dei settori sociali più deboli è stato ed è totale. Nonostante in Calabria siano censiti qualcosa come oltre 500 mila stanze vuote si costringono da decenni  migliaia di famigle in situazione di emergenza abitativa. Nonostante sia palese la gestione malaffaristica delle case popolari, con vendite sottobanco di interi appartamenti, l’assenza di turn-over e censimenti atti a verificare l’idoneità degli assegnatari, si continua ad affronatere il dramma dell’emergenza casa elargendo affitti milionari a loschi palazzinari.

L’emergenza casa è l’evidenza della mancanza assoluta di volontà politica nell’affrontare tale problematica, perchè in termini di tornaconto economico e politico frutta molto di più favorire attraverso la cementificazione selvaggia le ditte degli amici, mantenere in una condizione di subalternità intere famiglie piuttosto che affrontare strutturalmente la questione.

Per noi è l’ennesimo sfregio della malapolitica nei confronti dei bisogni della collettività.

PRENDOCASA COSENZA



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FONDI EX GESCAL: CALATRAVA E’ SOLO LA “PUNTA” DI UN MARCIO ICEBERG

La questione relativa ai fondi ex Gescal tiene banco da oltre 15 anni. Come spesso accade, la nostra classe politica riesce a vedere questo come opportunità per accrescere il proprio potere politico. E’ dal 2010 che in solitudine, assieme a qualche giornalista coraggioso, denunciamo questo vergognoso saccheggio perpetrato ai danni dei calabresi che vivono il dramma dell’emergenza abitativa, e dei lavoratori stessi a cui sono stati trattenuti i soldi in busta paga.

La Regione Calabria disponeva di un fondo “edilizia sovvenzionata” che, appena destinato dal Ministero alla Regione, nel 1995, ammontava a poco più di 277 milioni di euro. Nella ripartizione delle risorse complessive fu stabilito di destinarne il 25% per interventi denominati “Programmi di Recupero Urbano”.
I fondi “ex gescal” provenienti dalle trattenute dei lavoratori dovevano essere utilizzati per la costruzione di edifici di edilizia residenziale pubblica, per la manutenzione di quelli esistenti e la riqualificazione delle zone circostanti.
Il sacco dei fondi ex gescal ha il via, dunque, nel 1994 quando Pino Gentile – a cui facciamo gli auguri di buon compleanno – ricopriva l’incarico di assessore ai lavori pubblici della Regione Calabria. In pratica si decise di utilizzare tali fondi anche per finanziare altri progetti, oltre alle case popolari. E fin qui nulla di male, ma quando i PRU sono destinati a zone che nulla a che vedere con l’edilizia pubblica residenziale la misura si colma.
Il 15 aprile 2016 la giunta presieduta da Mario Oliverio, al termine dell’operazione di ricognizione dei fondi, ha reso noto che dei rimanenti 97 milioni di euro ne erano rimasti meno di 6 milioni, solo briciole.
Tra fondi regalati ai privati con programmi di dubbia ricaduta sulle fasce meno abbienti della popolazione, una distrazione di fondi e l’altra, apprendiamo che anche il Ponte di Calatrava (opera inutile e che non risponde a nessun bisogno reale di chi vive il territorio), è stato costruito utilizzando una parte dei fondi ex Gescal, tramite i PRU. Quindi all’epoca, quando Giacomo Mancini tirò fuori dal cilindro il ponte di Calatrava, tutti sapevano che non erano interventi destinati a favorire o migliorare aree destinate all’edilizia residenziale pubblica.

Quando denunciamo le malefatte che avvengono nella nostra terra siamo abituati da sempre a fare nomi e cognomi. Se i soldi destinati all’edilizia residenziale pubblica sono serviti a rimpinguare le tasche di burocrati e dirigenti, ad aumentare bacini clientelari e a finanziare opere inutili la responsabilità principali è di gente come i fratelli Gentile supportati da tecnoburocrati “sempreverdi” come il ‘vecchio’ Domenico Pallaria e la ‘giovane’ Marisa Giannone.
E non si sentano esclusi da colpe o assolti il governatore Oliverio e il sindaco Occhiuto.

La Regione Calabria, da sempre, più che un organo amministrativo o a servizio della nostra terra e della sua collettività,  è un carrozzone, in cui ognuno persegue obiettivi distanti ed opposti alle necessità dei calabresi. Strumento per ingrassare le ricchezze soliti noti, costruire bacine di clientele attraverso le armi delle promesse (maimantenute)  e dei ricatti. Il disinteresse verso i bisogni della gente, dei settori sociali più deboli è stato ed è totale. Nonostante in Calabria siano censiti qualcosa come oltre 500 mila stanze vuote si costringono da decenni  migliaia di famigle in situazione di emergenza abitativa. Nonostante sia palese la gestione malaffaristica delle case popolari, con vendite sottobanco di interi appartamenti, l’assenza di turn-over e censimenti atti a verificare l’idoneità degli assegnatari, si continua ad affronatere il dramma dell’emergenza casa elargendo affitti milionari a loschi palazzinari.

L’emergenza casa è l’evidenza della mancanza assoluta di volontà politica nell’affrontare tale problematica, perchè in termini di tornaconto economico e politico frutta molto di più favorire attraverso la cementificazione selvaggia le ditte degli amici, mantenere in una condizione di subalternità intere famiglie piuttosto che affrontare strutturalmente la questione.

Per noi è l’ennesimo sfregio della malapolitica nei confronti dei bisogni della collettività.

PRENDOCASA COSENZA



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domenica 14 gennaio 2018

Una casa sotto il ponte…..Calatrava!

Un’opera d’arte dicono gli entusiasti e come ogni opera d’arte non deve essere funzionale a qualcosa, semplicemente esiste come tributo alla belleza. Un ponte tra il nulla ed il nulla dicono i detrattori più astiosi contro un’amministrazione del fare. Caltrava, denunciava Prendocasa in tempi non sospetti, con tanto di megafono e striscione, è l’ennesima operazione speculativa in una città già fortemente provata dalla cementificazione. A cosa serve Calatrava? Serve per dare il via a due enormi nuovi cantieri su Via Gergeri e Via Reggio Calabria. Una operazione di gentrification, direbbero i fini pensatori, fatta sulle spalle dei poveri che verranno espulsi dalle loro semplici case per fare spazio a qualche palazzone elegante che finirà per rimanere sfitto come la maggior parte degli immobili già costruiti su Viale Mancini, facendo la felicità di qualche possidente terriero che vedrà decuplicare il valore dei suoi possedimenti. La cara, vecchia speculazione sul mattone. Ma c’è di più. La storia dell’apparizione del ponte, apprendiamo, si intreccia con quella della sparizione dei fondi ex Gescal. Da anni il movimento di lotta per la casa cosentino chiede conto di quei 150 milioni di euro prelevati dalle buste paga degli operai e che dovevano essere destinati alla costruzione di case popolari. Quelle risorse, derivanti dalle fatiche di tanti lavoratori, sono state investite, invece, in iniziative che non hanno niente a che fare con il diritto alla casa. Ma forse abbiamo capito male noi, forse i nostri arguti amministratori, sapendo che molti senza casa pur di ripararsi dalle intemperie usano rifugiarsi sotto i ponti, hanno voluto sperimentare una soluzione innovativa dotando la nostra città di un altro ponte – e che ponte – capace di soddisfare diversi bisogni: di giorno il gusto estetico del turista e di notte la necessità di un tetto e di un luogo di rifugio per tante persone che vivono ai margini della città. Forse per questo hanno pensato che fosse legittimo mettere le mani sui fondi ex Gescal per finanziare quest’opera. Fuori da ogni ironia, assolutamente inadeguata a descrivere la povertà in aumento e la disperazione crescente nei quartieri della nostra città, puntiamo ancora una volta il dito per mostrare a tutti i cosentini dove si annida la vera illegalità. Sicuramente non in chi, non piegando il capo, si riappropria dei diritti di cui è stato espropriato ma nelle manovre contabili e gli intrallazzi tra dirigenti pubblici e ditte private fatte con l’avallo di governanti ed assessori in doppiopetto che pongono la clientela, l’arricchimento personale e le manovre di potere prima del bene comune e dei bisogni primari dei cittadini.

MALANOVA VOSTRA!

 

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martedì 9 gennaio 2018

Cosenza città meticcia e solidale

Di Francesco Cirillo

Cosenza, la Cosenza sovversiva, la Cosenza del sud ribelle, ma anche la Cosenza europea così come il sindaco archistar Occhiuto eletto nel centrodestra ama chiamarla. Cosenza viaggia su due velocità. Una quella dei senza casa, degli immigrati, della solidarietà e delle lotte per le abitazioni, l’altra quella della speculazione edilizia, del malaffare, della cementificazione e delle grandi opere pubbliche come la metro leggera e il ponte di Calatrava che accomuna Cosenza a Siviglia. Occhiuto è fiero della “sua” città, ha costruito attorno a se stesso un pool di affaristi, che studiano mattina , sera e notte per ottenere finanziamenti per speculazioni di ogni genere.

Una città che con 240 mila euro ha avuto il migliore concerto di fine anno di tutta Italia, ma che nel contempo ha un centro storico fra i più belli d’Italia completamente abbandonato. Cosenza la città nella quale nel 2002 approdò l’inchiesta fasulla sul “Sud ribelle”, e che ha visto un pool di magistrati capeggiati dal chiacchierato Pm Fiordalisi. Un processo costato un miliardo di lire allo Stato, che dopo 60 udienze ha visto la completa innocenza di tutti i militanti. L’unica “punizione” per il Pm un trasferimento in Sardegna. Cosenza la città nella quale in un’alleanza strana fra vescovato e magistratura si mise sotto accusa un innocente Padre Fedele che con i soldi della città aveva costruito un rifugio per i poveri che faceva gola ai preti e che riuscirono a strapparglielo. Cosenza, una città dove l’inciucio politico è la base di ogni elezione siano quelle amministrative che nazionali.

Politici che trovi a destra è facile ritrovarli a sinistra nell’elezione successiva e viceversa. Un Pd “ governato” dalla coppia Bruno Bossio-Adamo che fa il bello e il cattivo tempo con tutto il partito e con tutte le amministrazioni pur di rimanere a galla. Cosenza città della digos e della magistratura corrotta che ha come unico suo scopo di sopravvivenza la caccia al militante antagonista, mentre sull’intera città la cocaina piove come neve e la delinquenza spicciola ed organizzata si annida forte nei quartieri bene . Cosenza città “vavusa” come la definiva il cabarettista Totonno Chiappetta, che si riempie di cambiali e “buffi” pur di girare con la macchina di lusso, mostrare anelli e gioielli, frequentare i salotti bene, avere la casa in Sila ed al mare e riempire ogni sabato sera i ristoranti e i locali-in. Ma attorno a tutto questo finto benessere, esiste un’altra città, una città quasi invisibile della quale molti fanno finta di non vedere. Una città di giovani disoccupati che il 6 gennaio scorso hanno riempito la piazza delle autolinee di autobus per emigrare così come si faceva negli anni 60 . Una città tagliata fuori dal resto dell’Italia da un mese per un incidente ferroviario nella tratta Cosenza Paola , che costringe pendolari e cittadini comuni a sacrifici enormi. L’altra città è fatta da senza casa, un problema che attanaglia l’intera popolazione calabrese ma che vede nella città un’enorme contraddizione resa vivente da grattacieli e migliaia di appartamenti vuoti per anni. Una speculazione edilizia che serve da lavanderia per operazioni sporche della delinquenza organizzata e dalle ‘ndrine,e che non ha alcuno interesse a fittare. Un enorme ed unico bene immobile che serve per operazioni finanziarie bancarie e che viene usato per fideiussioni e ulteriori prestiti dalle banche. Investimenti immobiliari anche attorno all’Unical di Rende, città satellite di Cosenza, dove migliaia di studenti sono costretti a vivere in piccole abitazioni a fitti enormi. A rompere questi giochi l’area antagonista storica della città , mai domata da inchieste, processi, multe, provocazioni e che rappresenta l’unica spina nel fianco dell’attuale amministrazione così come delle precedenti. Una piccola città che al suo interno ha due centri sociali attivi, una radio alternativa e diversi comitati di quartiere che controllano i territori e stanno vicini ai senza tetto, ai poveri, agli immigrati. Qui non hanno spazio i populismi, i fascisti, i leghisti, ed ogni loro tentativo di entrare nei quartieri della città è stato prontamente smorzato a calci in culo. Il centro sociale Rialzo, dal nome del deposito ferroviario, ha festeggiato i dieci anni di occupazione. Figlio del vecchio Gramna, ha resistito a diversi tentativi di sgombero, ad incursioni sbirresche ed anche a qualche attentato incendiario. Ora è una cittadella sociale. Assieme agli antagonisti vi convivono associazioni cattoliche, chiese varie comprese una moschea, vendita e scambio di vestiti usati e mobili per la casa. Resta il punto di riferimento per tutti gli immigrati, e ogni 19 marzo Festa di San Giuseppe, occasione per la quale in tutta la città si svolge una grande fiera, tutti gli immigrati provenienti da tutto il sud possono qui trovarvi un pasto caldo e una branda ed un tetto dove dormire. Diverse le occupazioni nella città. Un convento gestito dalle suore canossiane ed abbandonato da anni, pronto da parte del clero per una nuova grande speculazione edilizia oggi è sede di una ventina di famiglie cosentine e di immigrati. Così un palazzo dell’Aterp abbandonato da anni è sede di nuove famiglie cosentine. Ma l’ultima grande occupazione è avvenuta il 30 dicembre scorso, il giorno prima del presidio di solidarietà ai carcerati sotto il carcere posto nel quartiere popolare di via Popilia. Si tratta dell’Hotel centrale. Un vecchio albergo costruito con i soldi dello stato e mai utilizzato perché il proprietario finì sotto la lente della finanza. Il comitato Prendocasa ne ha rivendicato in un comunicato l’occupazione.
Questo è quanto scrivono i militanti del Comitato Prendocasa di Cosenza .
Il 2017 sta per chiudersi e il clima che si respira nel nostro Paese è tutt’altro che festoso. I governi illegittimi che si sono susseguiti negli ultimi anni hanno ingaggiato, infatti, una forsennata lotta, di cui Marco Minniti è stato l’ultimo alfiere, contro chi vive in condizioni di povertà, precarietà e sfruttamento. Migliaia di uomini e donne, in tutta Italia, convivono ogni giorno con il dramma dell’emergenza abitativa. Senza un tetto sulla testa, però, non c’è dignità. A Cosenza, come in Italia, i dati sono sempre più impietosi: 8 milioni e mezzo di case e appartamenti sottoutilizzati, di cui quasi 7 milioni effettivamente vuoti. A Cosenza, nello specifico, ci sono oltre 20mila stanze vuote (500mila in Calabria) che potrebbero tranquillamente risolvere il bisogno abitativo di migliaia di persone, mentre in provincia ogni anno avvengono oltre 1200 sfratti. Nella nostra regione, 1 alloggio su 4 è vuoto o sottoutilizzato. Di fronte a questi drammatici dati, la risposta delle istituzioni, tanto a livello nazionale quanto locale, è assolutamente inefficace. Le misure di sostegno al disagio e alla povertà sono, da decenni, terreno di speculazione e profitto per palazzinari e lobbies nonché merce di scambio per la costruzione di clientele politiche. Oliverio e Musmanno attraverso i bandi per l’edilizia sociale hanno regalato milioni di euro pubblici ai soliti noti sedicenti costruttori, reali palazzinari. E che dire dei quasi 150 milioni di euro dei fondi Ex Gescal, destinati all’edilizia residenziale pubblica e letteralmente scomparsi nel nulla? O, ancora, del Piano Casa regionale, anni luce lontano dalla drammatica realtà sociale che migliaia di calabresi sono costretti a vivere ogni giorno? ​Di fronte a questo stato di cose, intendiamo riaffermare il nostro diritto a riprenderci ciò che ci spetta, quello alla casa in primis. Per questo, stamattina, abbiamo liberato dal degrado e dall’abbandono l’Hotel Centrale, uno dei simboli più evidenti della speculazione e della cementificazione selvaggia, da oggi casa per 50nuclei familiari,uomini donne e bambini,italiani e migranti. Costruito da Mimmo Barile con i soldi dei calabresi, chiuso da anni, vandalizzato, ma ancora centro di interessi particolari. Mimmo Barile, uno dei tanti truffatori di professione, ha utilizzato la carriera politica per arricchirsi raggirando cittadini e istituzioni. A dirlo, oltre a noi, sono i tribunali. Barile è solo uno dei tanti palazzinari, cui la politica ha regalato la nostra città, letteralmente sventrata e devastata dal cemento e dai giochi di potere. Volto della destra radicale cittadina è stato, su scelta di Scopelliti, numero uno della Fondazione Innovazione Locale Disegno del Territorio (FIELD), organismo in house della Regione Calabria la cui funzione istituzionale consiste nell’emersione dei rapporti irregolari e nella realizzazione nel territorio calabrese di finalità di crescita e solidarietà sociale. Barile, paradossalmente, è stato condannato per aver distratto mezzo milione di euro della fondazione per soddisfare esigenze esclusivamente personali. Le priorità delle cosentine e dei cosentini non coincidono con quelle della politica e del malaffare, non saranno mai le grandi, inutili e dannose opere o i vuoti proclami di un’amministrazione comunale sorda ai reali bisogni dei cosentini. Occupare non è un atto illegale, ma una pratica di dignità che coinvolge centinaia di donne e uomini,italiani e migranti.
La città a queste occupazioni risponde sempre con la forza della propria cultura che proviene da un popolo libero come era quello dei Bruzi. Porta beni di prima necessità ed organizza catene umane di solidarietà che rafforza le occupazioni e gli occupanti. Nel periodo natalizio i bambini sono stati riempiti di giocattoli e diverse le iniziative culturali e di gioco organizzate nell’Hotel. Ultimo la presentazione del libro di Tiziana Barillà sul sindaco di Riace, Mimmo Lucano presente al dibattito in una sala strapiena di cittadini. Insomma l’altra faccia di una Cosenza bene che si contrappone con tutti i mezzi possibili al malaffare e alla politica fatta di compromessi, di logge massoniche fra le più potenti d’Italia, di una magistratura corrotta che mai ha aperto una sola inchiesta sulle speculazioni, edilizie, le banche, la massoneria. Il potere tenterà di sgomberare, ma troverà ostile una città intera .



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