giovedì 28 settembre 2017

PRENDOCASA: Social Question Time!

Sandra Berardi: E mentre politici e faccendieri vengono assolti preventivamente, centinaia di famiglie vengono messe per strada. Occupare è giusto!

Risposta Francesco (Utente Facebook): Io non condivido in pieno l’occupazione, mia moglie in mia assenza non abbiamo più potuto pagare l’affitto ed è dovuta andare in casa famiglia per tre mesi, per poi avere l’assistenza alloggiativa nel C.A.A.T di Acilia e sono 10 anni di graduatoria e non è giusto che dopo tutto sto calvario a causa,anche delle occupazioni delle case popolari, ancora stiamo aspettando…anche se comprendo che case non ci sono e quando si ha la necessità si occupa, ma dietro alle occupazioni ci sono tanti paraventi, calcola che nel nostro C.A.A.T hanno riscontrato il 50% di paraventi…insomma è complicato,capisco ma non sono PRO occupazioni…

Sandra Berardi: Caro Francesco le occupazioni dei comitati di lotta come prendocasa Cosenza, di cui sono orgogliosamente tra i promotori da più di dieci anni, non occupano alloggi popolari destinati ad altri aventi diritto. Bensì occupiamo stabili, tra l’ immenso patrimonio pubblico, dismessi o abbandonati, risolvendo il disagio abitativo di centinaia di persone. Inoltre denunciamo pubblicamente il malaffare e il clientelismo di politici e funzionari pubblici che si cela (e nemmeno tanto perché è proprio spudorato! ) dietro la gestione del bisogno casa. A Cosenza, in particolare, hanno fondato carriere sul bisogno casa, si sono mangiati l’ impossibile di fondi destinati all’ edilizia residenziale pubblica e rivestono ruoli di governo e non sono nemmeno indagati. Pensa che hanno fatto sparire 249 milioni di euro senza che neanche 1 alloggio sia stato costruito! Se provi a vedere bene nella tua città vedrai che sarà successo qualcosa di simile.

Risposta Francesco (Utente Facebook): Fate non bene, BENISSIMO!!!

Sandra Berardi: Non potevi non essere d’ accordo



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PRENDOCASA: Social Question Time!

Sandra Berardi: E mentre politici e faccendieri vengono assolti preventivamente, centinaia di famiglie vengono messe per strada. Occupare è giusto!

Risposta Francesco (Utente Facebook): Io non condivido in pieno l’occupazione, mia moglie in mia assenza non abbiamo più potuto pagare l’affitto ed è dovuta andare in casa famiglia per tre mesi, per poi avere l’assistenza alloggiativa nel C.A.A.T di Acilia e sono 10 anni di graduatoria e non è giusto che dopo tutto sto calvario a causa,anche delle occupazioni delle case popolari, ancora stiamo aspettando…anche se comprendo che case non ci sono e quando si ha la necessità si occupa, ma dietro alle occupazioni ci sono tanti paraventi, calcola che nel nostro C.A.A.T hanno riscontrato il 50% di paraventi…insomma è complicato,capisco ma non sono PRO occupazioni…

Sandra Berardi: Caro Francesco le occupazioni dei comitati di lotta come prendocasa Cosenza, di cui sono orgogliosamente tra i promotori da più di dieci anni, non occupano alloggi popolari destinati ad altri aventi diritto. Bensì occupiamo stabili, tra l’ immenso patrimonio pubblico, dismessi o abbandonati, risolvendo il disagio abitativo di centinaia di persone. Inoltre denunciamo pubblicamente il malaffare e il clientelismo di politici e funzionari pubblici che si cela (e nemmeno tanto perché è proprio spudorato! ) dietro la gestione del bisogno casa. A Cosenza, in particolare, hanno fondato carriere sul bisogno casa, si sono mangiati l’ impossibile di fondi destinati all’ edilizia residenziale pubblica e rivestono ruoli di governo e non sono nemmeno indagati. Pensa che hanno fatto sparire 249 milioni di euro senza che neanche 1 alloggio sia stato costruito! Se provi a vedere bene nella tua città vedrai che sarà successo qualcosa di simile.

Risposta Francesco (Utente Facebook): Fate non bene, BENISSIMO!!!

Sandra Berardi: Non potevi non essere d’ accordo



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lunedì 25 settembre 2017

Cosenza: regina degli sfratti

Il rapporto sugli sfratti relativo all’anno 2016 redatto dal ministero dell’interno, parla chiaro, sono ben 61.718 i provvedimenti esecutivi di rilascio degli immobili, di cui 2.539 (4%) per necessità del locatore, 4.350 (7%) per finita locazione e ben 54.828 (89%) per morosità. Le richieste di rilascio presentate ammontano a 158.720 famiglie. Nonostante questi numeri il Ministero fa sapere che c’è un decremento del 5% rispetto all’anno precedente. Una lieve flessione determinata dai cali registrati in Friuli, Abruzzo, Molise, Sicilia, seguita comunque da un aumento in altre parti d’Italia. Per le richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale Giudiziario il rapporto con l’anno 2015 fa registrare un incremento del +3,1%. Gli sfratti eseguiti con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario mostrano un’impennata del +7,9%. Il rapporto tra i provvedimenti di sfratto emessi e il numero delle famiglie residenti in Italia si attesta, per l’anno 2016, a 1 sfratto ogni 419 famiglie, a fronte di 1 ogni 395 del 2015.


Per quanto riguarda la Calabria, possiamo dire che la nostra regione incide nella media nazionale in termini di esecuzioni di sfratto per il 2,1% (avanti a Basilicata, Abruzzo, Marche, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino e Friuli) che seguono con percentuali molto più basse. I dati relativi alla nostra Regione parlano di 1.293 sfratti eseguiti nel 2016 così suddivisi: 1 sfratto per necessità del locatore, 558 (43%) per finita locazione e ben 726 (57%) per morosità. Degli sfratti per morosità oltre il 70% si registra nei capoluoghi di provincia.
Da questi dati viene fuori un quadro allarmante che negli anni abbiamo più volte denunciato pubblicamente. Delle 1293 esecuzioni di sfratto ben 1205 (93%) sono relative alla provincia di COSENZA. A sua volta dei 1205 procedimenti, oltre il 90% interessano la sola città di Cosenza (994 totali) con 553 relativi per finita locazione e 441 per morosità.
Dati alla mano, nella nostra provincia avviene uno sfratto ogni 251 famiglie a fronte di una popolazione di 302.871 abitanti. Una stima preoccupante rispetto alle altre province calabresi (basti pensare che a Reggio Calabria si registra uno sfratto ogni 18.315 persone e a Catanzaro uno ogni 3.000).
L’andamento delle procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo in calabria fino a meno di 10 anni fa contava numeri molto bassi. Con l’avanzare della crisi si è passati dai 600 del 2009, ai 1.100 del 2010 fino a lievitare ai 1.400 del 2014.
Se inoltre considerassimo i numeri degli affitti non registrati, quelli a nero, molto in voga nel nostro territorio, il numero degli sfratti sarebbe di gran lunga molto più pesante di quello censito dal ministero. Quanti sono i casi di famiglie che logorate dalla crisi, non potendo far più fronte all’affitto, sono state “allontanate” da casa con pratiche non “convenzionali”?
Questo è un dato che è difficile accertare ma che consegna un quadro certamente desolante e amaro.
Di contro, invece, le politiche attivate per far fronte al fenomeno dell’emergenza casa tendono ad affrontare la questione solo marginalmente, incentivando meccanismi speculativi senza aggredire strutturalmente la questione. I fondi ex gescal sono la cartina di tornasole di come nella nostra calabria venga affrontato il tema abitativo. Oltre 200 milioni di euro finiti direttamente nelle tasche di politici e palazzinari. Un tesoretto sperperato in consulenze, o svanito nel nulla per ingrassare i redditi degli amici degli amici, non certo speso per la ristrutturazione delle case popolari o per la realizzazione di nuovi alloggi.

Altra grande anomalia politica sul diritto all’abitare riguarda la legge regionale sulla casa, una norma vecchia e obsoleta, che non tiene conto dei nuovi livelli economici delle famiglie dentro la crisi e delle nuove composizioni sociali che si affacciano nelle nostre città. Per non parlare della gestione malaffaristica delle ATERP o del clientelismo dilagante nei nostri comuni tendente sempre a favorire la causa degli amici palazzinari.
Solo a Cosenza il comune spende quasi 30.000 euro al mese per l’emergenza abitativa, pagando affitti ai privati. Con i soldi regalati a Pianini e Scarpelli avrebbero potuto realizzare o acquistare ogni anno un numero di case tale da ridurre notevolmente il numero delle emergenze e far respirare le casse comunali. Ed invece la logica degli affitti e delle emergenze è utile ad alimentare il solito clientelismo ed allargare il bacino di miserabili tenuti sotto ricatto.
Alla politica tutta, trasversalmente a centrodestra e centrosinistra costringere centinaia, migliaia di famiglie nell’incertezza, nella precarietà, nel disagio conviene molto di più in termini di ritorno elettoralistico. È col ricatto e le asfissianti promesse di un lavoro e di una casa che i vari padroni della politica hanno fatto di Cosenza un loro feudo.
Fino a quando la politica non darà risposte concrete, e siamo certi che non ne darà, la nostra azione non si fermerà.

Se l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere.


Prendocasa Cosenza

 



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Cosenza: regina degli sfratti

Il rapporto sugli sfratti relativo all’anno 2016 redatto dal ministero dell’interno, parla chiaro, sono ben 61.718 i provvedimenti esecutivi di rilascio degli immobili, di cui 2.539 (4%) per necessità del locatore, 4.350 (7%) per finita locazione e ben 54.828 (89%) per morosità. Le richieste di rilascio presentate ammontano a 158.720 famiglie. Nonostante questi numeri il Ministero fa sapere che c’è un decremento del 5% rispetto all’anno precedente. Una lieve flessione determinata dai cali registrati in Friuli, Abruzzo, Molise, Sicilia, seguita comunque da un aumento in altre parti d’Italia. Per le richieste di esecuzione presentate all’Ufficiale Giudiziario il rapporto con l’anno 2015 fa registrare un incremento del +3,1%. Gli sfratti eseguiti con l’intervento dell’Ufficiale Giudiziario mostrano un’impennata del +7,9%. Il rapporto tra i provvedimenti di sfratto emessi e il numero delle famiglie residenti in Italia si attesta, per l’anno 2016, a 1 sfratto ogni 419 famiglie, a fronte di 1 ogni 395 del 2015.


Per quanto riguarda la Calabria, possiamo dire che la nostra regione incide nella media nazionale in termini di esecuzioni di sfratto per il 2,1% (avanti a Basilicata, Abruzzo, Marche, Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino e Friuli) che seguono con percentuali molto più basse. I dati relativi alla nostra Regione parlano di 1.293 sfratti eseguiti nel 2016 così suddivisi: 1 sfratto per necessità del locatore, 558 (43%) per finita locazione e ben 726 (57%) per morosità. Degli sfratti per morosità oltre il 70% si registra nei capoluoghi di provincia.
Da questi dati viene fuori un quadro allarmante che negli anni abbiamo più volte denunciato pubblicamente. Delle 1293 esecuzioni di sfratto ben 1205 (93%) sono relative alla provincia di COSENZA. A sua volta dei 1205 procedimenti, oltre il 90% interessano la sola città di Cosenza (994 totali) con 553 relativi per finita locazione e 441 per morosità.
Dati alla mano, nella nostra provincia avviene uno sfratto ogni 251 famiglie a fronte di una popolazione di 302.871 abitanti. Una stima preoccupante rispetto alle altre province calabresi (basti pensare che a Reggio Calabria si registra uno sfratto ogni 18.315 persone e a Catanzaro uno ogni 3.000).
L’andamento delle procedure di rilascio degli immobili ad uso abitativo in calabria fino a meno di 10 anni fa contava numeri molto bassi. Con l’avanzare della crisi si è passati dai 600 del 2009, ai 1.100 del 2010 fino a lievitare ai 1.400 del 2014.
Se inoltre considerassimo i numeri degli affitti non registrati, quelli a nero, molto in voga nel nostro territorio, il numero degli sfratti sarebbe di gran lunga molto più pesante di quello censito dal ministero. Quanti sono i casi di famiglie che logorate dalla crisi, non potendo far più fronte all’affitto, sono state “allontanate” da casa con pratiche non “convenzionali”?
Questo è un dato che è difficile accertare ma che consegna un quadro certamente desolante e amaro.
Di contro, invece, le politiche attivate per far fronte al fenomeno dell’emergenza casa tendono ad affrontare la questione solo marginalmente, incentivando meccanismi speculativi senza aggredire strutturalmente la questione. I fondi ex gescal sono la cartina di tornasole di come nella nostra calabria venga affrontato il tema abitativo. Oltre 200 milioni di euro finiti direttamente nelle tasche di politici e palazzinari. Un tesoretto sperperato in consulenze, o svanito nel nulla per ingrassare i redditi degli amici degli amici, non certo speso per la ristrutturazione delle case popolari o per la realizzazione di nuovi alloggi.

Altra grande anomalia politica sul diritto all’abitare riguarda la legge regionale sulla casa, una norma vecchia e obsoleta, che non tiene conto dei nuovi livelli economici delle famiglie dentro la crisi e delle nuove composizioni sociali che si affacciano nelle nostre città. Per non parlare della gestione malaffaristica delle ATERP o del clientelismo dilagante nei nostri comuni tendente sempre a favorire la causa degli amici palazzinari.
Solo a Cosenza il comune spende quasi 30.000 euro al mese per l’emergenza abitativa, pagando affitti ai privati. Con i soldi regalati a Pianini e Scarpelli avrebbero potuto realizzare o acquistare ogni anno un numero di case tale da ridurre notevolmente il numero delle emergenze e far respirare le casse comunali. Ed invece la logica degli affitti e delle emergenze è utile ad alimentare il solito clientelismo ed allargare il bacino di miserabili tenuti sotto ricatto.
Alla politica tutta, trasversalmente a centrodestra e centrosinistra costringere centinaia, migliaia di famiglie nell’incertezza, nella precarietà, nel disagio conviene molto di più in termini di ritorno elettoralistico. È col ricatto e le asfissianti promesse di un lavoro e di una casa che i vari padroni della politica hanno fatto di Cosenza un loro feudo.
Fino a quando la politica non darà risposte concrete, e siamo certi che non ne darà, la nostra azione non si fermerà.

Se l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa un dovere.


Prendocasa Cosenza

 



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lunedì 21 agosto 2017

Cosenza: tre persone divorate dalle fiamme.

Di Claudio Dionesalvi

Cosenza, rogo nell’appartamento dei tre indigenti
Alla fine si sono «accese le luci» nel centro storico di Cosenza. Ma non quelle dell’auspicata e rimpianta movida che negli anni novanta popolava queste strade per poi trasmigrare nei localini della vicina Rende, con l’avvento del nuovo millennio. Assassine e improvvise le fiamme che giovedì scorso hanno avvolto tre vite umane, uccidendole. Persino il cagnolino di casa ha tentato una fuga disperata cercando di lanciarsi dal balcone, ma rimasto incastrato nelle sbarre, è stato raggiunto dall’incendio.

IL FUOCO TORNA DUNQUE a massacrare i poveri nella città dei Bruzi. Stavolta a perdere la vita sono stati Serafina Speranza, Roberto Golia e Antonio Noce. In circostanze analoghe, il 15 marzo 2013, in un edificio abbandonato, a pochi passi dalle vetrine di Corso Mazzini, perirono i cittadini marocchini Mourad Gam Gam e Abdelkadir Melouk, poco più che quarantenni, insieme alla tunisina Mazni Massaouda, 58 anni. Faceva freddo, cercavano di riscaldarsi, morirono intossicati dalle esalazioni di una stufa fai da te, carbonizzati dalle fiamme che da essa si propagarono. Pochi mesi fa sono usciti ustionati ma salvi, da un altro incendio avvenuto nel quartiere, i componenti di una delle decine di famiglie rom rumene trasferitesi qui dopo lo sgombero della tendopoli, avvenuto nell’estate 2015.

Sono ancora in corso di accertamento le cause del rogo che ha provocato la tragedia di due giorni fa. Fonti prossime ai Vigili del fuoco ipotizzano una fuga di gas, ma tra i vicini di casa molti segnalano che problemi analoghi si sono verificati diverse volte, in passato, all’interno dell’appartamento colpito dalla tragedia. Sicuro infatti è il contesto di disagio sociale e psichico in cui è maturato il dramma. Le tre vittime erano indigenti e facevano riferimento da anni alle strutture di solidarietà attive nel tessuto urbano. Si rivolgevano alle associazioni per soddisfare i bisogni più elementari. La loro è una condizione identica a centinaia di altre famiglie nel quartiere storico della città. Evanescenti e inadeguati gli interventi delle istituzioni preposte.

NELLE ULTIME ORE, la polemica scatenatasi sulle presunte responsabilità ruota intorno ai presidi territoriali per la Salute Mentale, che non avrebbero personale e strumenti idonei ad affrontare una casistica sempre più diffusa e complessa. Le vittime dell’incendio di giovedì vivevano ormai da tempo in una condizione di quasi totale isolamento. Rimane inoltre senza risposta la domanda di interventi urgenti contro il degrado che da tempo affligge il quartiere. Il problema è stato sollevato diverse volte, in questi anni, dal comitato «Piazza Piccola» e dai locali movimenti antagonisti, come Prendocasa.

Solo poche settimane fa, in seguito all’ennesimo incendio avvenuto nel quartiere, quelli di «Piazza Piccola» denunciavano il fatto che «da troppo tempo le istituzioni hanno lasciato in balia degli eventi il nostro Centro Storico, il cuore pulsante della nostra città. Dopo i crolli di alcuni palazzi, le problematiche ambientali e sociali, un altro evento ha creato seri problemi per la vita quotidiana degli abitanti del quartiere: il rogo che ha distrutto il ponte di legno sul Busento». Dal canto suo, Prendocasa ha promosso la campagna «Le priorità sono altre», attaccando l’amministrazione comunale di centrodestra che vorrebbe riqualificare Cosenza Vecchia realizzando un’ovovia e un museo dedicato al mito di Alarico.

TRA GLI OBIETTIVI della giunta guidata dal sindaco Mario Occhiuto anche la vecchia utopia di trapiantare nel quartiere «un pezzo» di università della Calabria, importandovi sedute di lauree e residenze per gli studenti. Quest’ultimo appare come un progetto inverosimile, reso impossibile dagli interessi politici della vicina Rende, la cui locale classe politica è foraggiata soprattutto dalla lobby palazzinara che nei dintorni di Arcavacata gestisce il mercato degli affittacamere.

L’emergenza abitativa e la mancanza di accompagnamento per le persone affette da disagio psichico sono i drammi sociali che attanagliano da qualche anno Cosenza, una città che come decine di altre realtà urbane periferiche nell’ultimo decennio ha scoperto di avere dentro di sé i mali un tempo endemici delle metropoli.

IL ROGO SI È IN PARTE propagato agli edifici adiacenti, lambendo il vicino palazzo Compagna, dove erano conservati libri antichi di notevole valore. Numerosi volumi e documenti di pregio sarebbero stati inceneriti o danneggiati dalle fiamme. Il patrimonio librario custodito nel centro storico della città è privo di tutela e valorizzazione, anche per effetto della grave crisi che affligge l’amministrazione della Biblioteca Civica, a rischio chiusura. Un danno notevole quello riportato giovedì, ma pur sempre insignificante dinanzi alla perdita di tre vite umane. Lunedì giornata di lutto cittadino.



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